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La stabilizzazione dei precari nell’art. 20 della legge Madia: quali diritti?

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Approfondimento a cura dell’Avv. Lorenzo De Gregoriis – aggiornato al 07/01/2021

Se stai leggendo questo approfondimento probabilmente ritieni di avere i requisiti per la stabilizzazione e vuoi sapere quali strumenti di tutela hai a disposizione per far valere i tuoi diritti e conseguire l’agognato posto a tempo indeterminato, dopo anni e anni di precariato.

La materia è stata peraltro aggiornata alla luce di importanti novità legislative, che hanno reso possibile attivare le procedure di stabilizzazione fino al 31 dicembre 2022, salvo il possesso del requisito del possesso dei 36 mesi di servizio da maturarsi al 31 dicembre 2020.

Sul punto vedi il documento redatto dalla Conferenza delle Regioni in data 10 settembre 2020, consultabile qui.

In questo approfondimento ci occuperemo della disciplina generale della stabilizzazione. Se vuoi approfondire la stabilizzazione dei precari del comparto sanitario, clicca qui. In questa sezione troverai invece delle informazioni utili su come proporre un ricorso in materia di stabilizzazione e nel rispetto di quale tempistica.

La stabilizzazione nel decreto mille proroghe 31 dicembre 2020 n. 183

Più recentemente, inoltre, è intervenuto il c.d. decreto “mille-proroghe” (decreto-legge 31 dicembre 2020, n. 183 il quale, con l’art. 1 comma 8, ha disposto l’inserimento del seguente nuovo periodo al comma 11-bis dell’art. 20 del Decreto Madia (d.lgs. n. 75/2017): “ai fini del presente comma il termine per il requisito di cui al comma 1, lettera c), e al comma 2, lettera b), è stabilito alla data del 31 dicembre 2021, fatta salva l’anzianità di servizio già maturata sulla base delle disposizioni vigenti alla data di entrata in vigore del presente decreto”.

Cosa comporta tale modifica normativa?

Comporta che soltanto per il personale sanitario, la maturazione del periodo dei 36 mesi utile ai fini della stabilizzazione “diretta” (ex comma 1 dell’art. 20 Madia) o “indiretta” (o mediante concorso, ex comma 2 dell’art. 20 Madia), potrà avvenire entro il 31 dicembre 2021; laddove le procedure per la stabilizzazione potranno continuare ad essere attivate, da parte delle Amministrazioni Sanitarie (AUSL, ASP, ASST e via discorrendo), sino al 31 dicembre 2022.

Rimangono quindi “scoperti” i lavoratori dei settori non sanitari (Enti comunali in primo luogo) che non potranno purtroppo avvantaggiarsi della maturazione del requisito dei 36 mesi oltre alla data del 31 dicembre 2020; a meno che non intervengano, anche in questo caso, delle opportune proroghe normative.

Il nostro Studio sta comunque valutando azioni legali in favore dei precari che, in palese disparità di trattamento rispetto alla disciplina dei sanitari, non possono avvantaggiarsi della maturazione del servizio utile per la stabilizzazione sino alla data del 31 dicembre 2021.

Cosa si intende con il termine “stabilizzazione” dei precari?

Il problema della c.d. stabilizzazione dei precari presso le Pubbliche Amministrazioni, ossia della assunzione definitiva del personale “precario” mediante la stipula di contratti a tempo indeterminato, è di stringente attualità.

Si tratta invero di capire se il personale assunto per anni con contratti a termine sia nelle condizioni di poter esercitare un vero e proprio diritto al reclutamento a tempo indeterminato, ricorrendone i presupposti di legge, ovvero se tale possibilità sia rimessa in ogni caso all’apprezzamento discrezionale dell’Amministrazione, la quale potrà anche scegliere, a parità di condizioni, di indire un concorso pubblico al quale anche il personale precario dovrà partecipare ai fini dell’assunzione.

È evidente dunque che, in questo secondo caso, il precario subirà gli svantaggi e i rischi della partecipazione ad un ordinario concorso pubblico, pur possedendo tutte le note di qualifica e di professionalità acquisite negli anni per il lavoro svolto presso la medesima Amministrazione!

Il secondo quesito è dunque se il precario, una volta indetto il concorso pubblico, possa eventualmente impugnare la relativa delibera e assumerne l’illegittimità per non avere l’Amministrazione tenuto conto della sua posizione soggettiva e del diritto ad essere assunto senza passare attraverso la trafila del concorso pubblico.

La stabilizzazione senza concorso

La stabilizzazione del personale precario nelle Amministrazioni pubbliche può essere realizzata, secondo la normativa attualmente in vigore, attraverso due differenti modalità, alternative tra di loro e rimesse alla scelta dell’Amministrazione datrice di lavoro.

Dette modalità sono rappresentate, anzitutto, dalla assunzione diretta dei candidati che soddisfino i requisiti scolpiti al comma 1 dell’art. 20 della cosiddetta legge Madia (d.Lgs. 75/2017), ossia:

  1. Il dipendente risulti in servizio successivamente alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 2015 con contratti a tempo determinato presso l’amministrazione che procede all’assunzione o, in caso di amministrazioni comunali che esercitino funzioni in forma associata, anche presso le amministrazioni con servizi associati;
  2. sia stato reclutato a tempo determinato, in relazione alle medesime attività svolte, con procedure concorsuali anche espletate presso amministrazioni pubbliche diverse da quella che procede all’assunzione;
  3. abbia maturato, al 31 dicembre 2020, alle dipendenze dell’amministrazione che procede all’assunzione, almeno tre anni di servizio, anche non continuativi, negli ultimi otto anni.

È importante sottolineare che la stabilizzazione risponde ai principi delineati dal comma 1 dell’art. 20 citato, che sono rappresentati dalla finalità di “superare il precariato”, di “ridurre il ricorso dei contratti a termine” e di “valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinato”.

La tipologia di stabilizzazione delineata dal comma 1 dell’art. 20 della Legge Madia è “senza concorso”, ossia si consegue sulla base della presentazione di una apposita istanza all’Amministrazione presso la quale presta la propria attività lavorativa il dipendente precario.

Normalmente, peraltro, l’istanza dovrà essere presentata a seguito della pubblicazione di un apposito Avviso pubblico di ricognizione adottato dall’Amministrazione. Tieni presente, tuttavia, che il nostro Studio Legale può aiutarti a formulare l’istanza e a seguire l’intero iter procedimentale anche prima della pubblicazione dell’Avviso, o comunque anche quando l’Avviso limita i tuoi diritti impedendoti la partecipazione.

La stabilizzazione mediante concorso

In alternativa, ai sensi del comma 2 dell’art. 20 della legge Madia, l’amministrazione potrà bandire un concorso pubblico, il quale deve essere riservato però, sino ad un massimo del 50% dei posti disponibili al personale precario che abbia maturato i seguenti requisiti:

  1. risulti titolare, successivamente alla data di entrata in vigore della legge n. 124 del 2015, di un contratto di lavoro flessibile presso l’amministrazione che bandisce il concorso;
  2. abbia maturato, al 31 dicembre 2020, almeno tre anni di contratto, anche non continuativi, negli ultimi otto anni, presso l’amministrazione che bandisce il concorso.

Si deve notare, peraltro, che in entrambi i casi la scelta della stabilizzazione ovvero del concorso pubblico deve essere coerente con il piano triennale del fabbisogno del personale (PTFP), sicché deve ritenersi illegittima la delibera che bandisce il concorso o dispone l’assunzione a tempo indeterminato del personale precario senza la previa stesura e pubblicazione del PTFP. Egualmente illegittima è la delibera ove le previsioni di assunzione del personale non sono coerenti con il menzionato Piano.

La motivazione della indizione del concorso

Sulla base dell’analisi della Legge Madia, si può affermare che i precari hanno un vero e proprio diritto ad essere assunti a tempo indeterminato (ad essere cioè “stabilizzati”, come detto), soltanto ove essi posseggono tutti i requisiti delineati al comma 1 dell’art. 20.

Tale diritto, tuttavia, non è “immediato” ma è azionabile soltanto previa adozione di un Avviso pubblico attraverso il quale l’Amministrazione enunci la volontà di procedere con la regolarizzazione del personale precario.

L’art. 20 dice infatti che “le amministrazioni, al fine di superare il precariato, ridurre il ricorso ai contratti a termine e valorizzare la professionalità acquisita dal personale con rapporto di lavoro a tempo determinati, possono … assumere a tempo indeterminato” (comma 1), ovvero, “nello stesso triennio … possono bandire … procedure concorsuali riservate … al personale non dirigenziale” (comma 2), ragion per cui, come riconosce anche la giurisprudenza dei Tribunali Amministrativi, “in ogni caso, si tratterà di scelte discrezionali dell’Amministrazione, come ben si evince dalla locuzione ‘le Amministrazioni possono…’, utilizzata sia nel primo che nel secondo comma art. 20 sopracitato”(T.A.R. Molise, Campobasso, Sez. I, 7 giugno 2018, n. 335).

Tuttavia, il fatto che il personale precario non possa vantare un diritto “immediato” alla stabilizzazione, non comporta anche che l’Amministrazione sia, da parte propria, totalmente libera nella scelta dell’una o dell’altra modalità di assunzione.

L’amministrazione deve infatti motivare le proprie scelte, tale essendo uno dei principi fondamentali dell’azione amministrativa consacrati nella legge n. 241/1990.

Essa dunque dovrà in ogni caso motivare la scelta tra le due procedure di reclutamento, che sono considerate dal Decreto Madia astrattamente fungibili tra di loro, e quindi dovrà ponderare adeguatamente tutti gli interessi pubblici, primari e secondari, implicati nell’operazione di stabilizzazione – quali, a titolo esemplificativo, il bisogno di assicurare la continuità nell’erogazione dei servizi sanitari, ovvero la necessità di incrementare l’efficienza del settore sanitario – senza sacrificare in misura eccessiva gli interessi degli aventi titolo all’assunzione a tempo indeterminato, se ed in quanto abbiano già svolto, per un numero cospicuo di anni, le medesime prestazioni lavorative richieste dall’Amministrazione con il nuovo bando di concorso.

Si noti peraltro come la stabilizzazione diretta ex comma 1 dell’art. 20 (“senza concorso”) debba tendenzialmente essere preferita a quella del comma 2 che si basa sul concorso pubblico (sia pure con posti riservati ai precari),  e ciò secondo le indicazioni emanate dallo stesso Ministero per la Semplificazione e la Pubblica Amministrazione.

Nella circolare interpretativa n. 3 del 2017 del 23.11.2017, avente ad oggetto “indirizzi operativi in materia di valorizzazione dell’esperienza professionale del personale con contratto di lavoro flessibile e superamento del precariato”, si afferma che “in presenza di soli soggetti in possesso dei requisiti previsti dal comma 1 dell’art. 20, nel caso in cui le amministrazioni si siano determinate all’avvio delle procedure di reclutamento speciale e abbiano disponibilità finanziarie adeguate, sarebbe opportuno che le stesse ricorressero alle modalità di cui al comma 1 dell’articolo 20”.

Quanto si è detto trova conferma nella recente sentenza del T.A.R. Abruzzo, L’Aquila, n. 391 del 12/10/2018, emessa a seguito di ricorso promosso da alcuni precari di un’Azienda Sanitaria locale aventi titolo alla stabilizzazione, che appunto lamentavano l’illegittimità della delibera di indizione del concorso pubblico per aver essa motivato erroneamente tale scelta.

Più nel dettaglio, l’Amministrazione sanitaria, nell’esaminare i requisiti di stabilizzazione dei ricorrenti, aveva escluso la sussistenza del requisito di cui alla lett. b) comma 2 dell’art. 20 L. Madia, consistente nella avvenuta assunzione all’esito di un precedente concorso pubblico, assumendo che l’avviso pubblico di tale procedura – alla quale i precari avevano partecipato vittoriosamente – non era stato pubblicato sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo e, per estratto, sulla Gazzetta Ufficiale della Repubblica Italiana.

IL T.A.R. L’Aquila rileva a tal proposito che “nel caso in decisione gli avvisi che hanno permesso ai ricorrenti di maturare i requisiti previsti dall’art. 20 del d.lgs. n. 75/2017 furono pubblicati sul sito web della ASL (…), dunque con modalità che, seppure diversa da quella prescritta mediante avviso sul BURA e sulla gazzetta ufficiale, corrisponde ad un modello tipico di pubblicità, che ha valore di pubblicità legale, ai sensi del citato art. 32 l. n. 69/2009. Ne consegue che la diversa forma di pubblicazione prescelta dalla ASL costituisce al più una deviazione dal modello tipico prescritto, non già la mancanza di un elemento essenziale (la pubblicità) del concorso, che si traduce in un profilo di illegittimità del bando del quale solo i destinatari avrebbero potuto dolersi nei termini di rito”.

Il T.A.R. conclude dunque osservando che “la ASL abbia errato nel considerare ostativa alla stabilizzazione dei ricorrenti l’omessa pubblicazione sul Bollettino Ufficiale della Regione Abruzzo e sulla Gazzetta Ufficiale dei bandi che avevano consentito loro, all’esito delle relative selezioni, di essere assunti e di maturare i requisiti di cui all’art. 2 comma 1 d.lgs. n. 75/2017”.

Lo Studio Legale Guerrieri & De Gregoriis offre tutela e consulenza sia giudiziale (ad esempio, ricorsi al Tribunale Amministrativo regionale) che stragiudiziale nelle problematiche legate alla stabilizzazione del personale precario, sanitario e non solo.

Contattaci per saperne di più alla pagina contatti, oppure scrivici sul whattsApp al link che trovi su ogni pagina del sito.

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