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Ricorso stabilizzazione precari 2020: come procedere? La guida definitiva spiegata passo passo.

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ricorso stabilizzazione precari

Perché un ricorso stabilizzazione precari?

Il nostro Studio Legale è da anni impegnato nella preparazione dei ricorsi per la stabilizzazione dei precari e desidera rispondere ad alcuni quesiti che frequentemente ci vengono posti su un tema tanto delicato per la sorte di migliaia di lavoratori che ambiscono ad essere assunti a tempo indeterminato.

Sulla stabilizzazione dei precari del comparto sanità abbiamo già dedicato alcuni approfondimenti di carattere giuridico: puoi trovare in questa sezione un articolo sulla stabilizzazione in generale nel pubblico impiego, e qui invece un approfondimento merito sulla stabilizzazione dei precari della sanità.

In questo approfondimento, invece, concentriamo la nostra attenzione sulle tecniche di tutela giudiziaria del diritto alla stabilizzazione; ci chiediamo cioè quali possibilità sono oggi offerte dall’ordinamento al “precario” per tutelare adeguatamente il suo diritto ad ottenere la conversione del rapporto a tempo determinato in un rapporto a tempo pieno e indeterminato, mediante un apposito ricorso stabilizzazione precari.

Ricorso stabilizzazione precari: quando proporlo?

La prima domanda che occorre porsi riguarda le tempistiche del ricorso, ossia QUANDO bisogna agire.

La risposta alla domanda dipende da alcuni fattori che, a loro volta, sono correlati al tipo di giurisdizione dinanzi alla quale deve essere proposto il ricorso stabilizzazione precari.

Come forse sapete, il nostro ordinamento prevede un dualismo fondamentale tra il GIUDICE ORDINARIO ed il GIUDICE AMMINISTRATIVO (detto “T.A.R.” o “Tribunale Amministrativo Regionale”): il primo è il giudice tutore dei diritti soggettivi, il secondo è il giudice dei cosiddetti “interessi legittimi”.

Tale dualismo si riflette sulle modalità di tutela dei diritti e degli interessi, dal momento che, normalmente, dinanzi al T.A.R. il ricorrente può pretendere l’annullamento di un determinato atto o provvedimento che egli assume lesivo della propria sfera giuridica, entro il termine improrogabile (ossia, a pena di decadenza) di sessanta giorni dalla pubblicazione o dalla conoscenza del provvedimento.

Di converso, non ci sono termini decadenziali per proporre un ricorso stabilizzazione precari dinanzi al Giudice Ordinario del Lavoro.

Normalmente, però, ricorsi di questo tipo devono essere depositati d’urgenza, nelle forme previste dall’art. 700 del codice di procedura civile, e dunque dovranno rispettare tempistiche piuttosto strette al fine di dare un contenuto ben definito al requisito del cosiddetto “periculum in mora“, ossia il pericolo di un danno grave e irreparabile per il lavoratore.

Ricorso stabilizzazione precari: cosa impugnare?

E’ difficile rispondere a questa domanda, vista l’estrema varietà della casistica risolta dai Tribunali amministrativi o ordinari.

Enumeriamo però alcuni casi di frequente verificazione affrontati dallo Studio:

( 1 ) Per procedere con un ricorso stabilizzazione precari occorre normalmente attendere la pubblicazione di un bando mediante il quale la Pubblica Amministrazione manifesta la volontà di assumere del personale a tempo indeterminato rivolgendosi “all’esterno” dell’ente.

In casi come questi, il ricorso mira appunto ad ottenere l’annullamento del bando, ed ancora prima della delibera di indizione della procedura, nella parte in cui costringe il precario a dover “subire” un concorso, laddove la sua capacità professionale è stata già “testata sul campo” dall’Amministrazione durante gli anni di svolgimento del servizio mediante una molteplicità di contratti a termine.

Il Bando e la relativa delibera potranno essere annullati, nello specifico, se l’Amministrazione non abbia fatto un previo tentativo di “reperire” il personale idoneo in graduatorie ancora valide; oppure laddove non abbia previamente emanato un Avviso per la stabilizzazione del precario con i requisiti di cui al comma 1 dell’art. 20 Decreto Madia; oppure ancora quando non abbia previamente pubblicato un Avviso di Mobilità obbligatoria.

Insomma, per tutto quanto si è detto, la scelta dell’Amministrazione di indire un concorso pubblico, pur avendo essa a disposizione del personale precario la cui idoneità professionale è stata verificata “sul campo”, oggi dovrebbe rappresentare l’extrema ratio, come dicono anche i Giudici:

quanto al ricorso stabilizzazione precari, in materia di assunzione di nuovo personale nelle pubbliche amministrazioni, l’indizione del concorso pubblico rappresenta un modulo di provvista residuale, utilizzabile condizionatamente alla definizione negativa delle procedure di mobilità e all’inesistenza di valide ed efficaci graduatorie di procedura concorsuale afferente alle medesime figure professionali, salvo che speciali discipline settoriali o particolari circostanze di fatto o ragioni di interesse pubblico, da motivare adeguatamente, depongano per l’opzione prioritaria del nuovo concorso.

Il principio è stato elaborato a partire dalla sentenza del Consiglio di Stato, Adunanza Plenaria n. 14 del 2011, cui poi si è conformata la prevalente giurisprudenza successiva.

Sono fatti salvi i casi in cui l’Amministrazione motivi adeguatamente la delibera di indizione del concorso spiegando le ragioni per cui essa non intende o non può avvalersi del personale già in forze presso l’ente con contratti a termine.

( 2 ) Connesso al motivo di cui sopra è il caso in cui il Bando di concorso non preveda una riserva di posti in favore dei precari che hanno i titoli per la stabilizzazione ai sensi del comma 2 dell’art. 20 della L. Madia, che per legge non può essere superiore al 50% dei posti disponibili.

( 3 ) Un altro caso di frequente verificazione si ha quando il precario viene escluso dall’Avviso pubblico emanato dall’Amministrazione per accertare il personale in possesso dei requisiti di cui al comma 1 dell’art. 20 del Decreto Madia (vedi ancora qui il nostro approfondimento).

In tal caso il lavoratore può impugnare il provvedimento di esclusione mediante un ricorso stabilizzazione precari dinanzi al Giudice del lavoro (o, in alcuni casi eccezionali, dinanzi al Giudice Amministrativo), nel più breve tempo possibile dopo la comunicazione o la conoscenza del provvedimento stesso.

Torniamo a ripetere che non ci sono termini di decadenza, in casi come questi (salvo il rispetto del termine dei 60 gg. se la questione deve essere sottoposta al T.A.R.), ma conviene non indugiare troppo nel presentare il ricorso stabilizzazione precari, poiché normalmente esso andrà strutturato come un ricorso d’urgenza ex art. 700 c.p.c. e l’Avvocato dovrà prestare particolare attenzione nel plasmare il requisito del “periculum in mora”.

Un ricorso stabilizzazione precari di questo tipo è possibile soltanto quando l’Amministrazione abbia escluso illegittimamente il lavoratore precario dalla procedura di stabilizzazione, perché – ad esempio – abbia ritenuto per errore che il contratto di assunzione a termine non rientri tra quelli considerati validi a tal fine dal Decreto Madia.

Il dibattito sul punto è decisamente molto ampio: vi sono molte tipologie contrattuali di assunzione che prevedono l’apposizione di un termine (i contratti “a termine”o a tempo determinato, appunto) per le quali si discute se rientrino in quanto specificato al comma 1 dell’art. 20 Decreto madia, che parla genericamente di “contratti a tempo determinato“.

La ricomprensione o meno di una determinata tipologia contrattuale all’interno della categoria del “contratto a tempo determinato” rappresenta una questione puramente interpretativa, tenendo conto che il diritto (purtroppo o per fortuna) non è un’equazione matematica, e potrà dunque trovare una risposta diversificata presso i Giudici che si sono espressi sul punto.

Rappresentano casi discussi in sede giudiziaria quelli concernenti, ad esempio, i contratti di somministrazione di lavoro (tramite agenzie interinali) o i contratti di lavoro a partita IVA, che per definizione non generano un vincolo di subordinazione nei confronti della Pubblica Amministrazione.

Ricorso stabilizzazione precari: è possibile chiedere anche il risarcimento dei danni?

Un ricorso stabilizzazione precari è principalmente finalizzato a far valere il diritto alla assunzione a tempo indeterminato presso l’Amministrazione per la quale il ricorrente presta servizio.

In alcuni casi, tuttavia, tale risultato non è conseguibile per una pluralità di ragioni e dunque il ricorrente potrebbe prendere in considerazione l’opportunità di chiedere un risarcimento dei danni alla scadenza del contratto a termine, laddove l’Amministrazione non intende procedere con l’ennesimo rinnovo.

Normalmente, dunque, suggeriamo al precario di domandare il risarcimento quando questi non ha più “nulla da perdere” con l’Amministrazione di appartenenza, perché – ad esempio – conta sul fatto di essere assunto a titolo definitivo presso un’altra Amministrazione, ed egli non sia dunque interessato ad un ricorso stabilizzazione precari.

Cosa prevede sul punto il nostro ordinamento?

L’abuso dei contratti a termine rappresenta una patologia del nostro sistema giuridico, che è costato all’Italia vari rimproveri da parte del Giudice comunitario; e soltanto all’esito di alcune procedure di infrazione – e per evitare di dover corrispondere cospicui risarcimenti all’Unione europea – il nostro legislatore ha finalmente introdotto un meccanismo “semplificato” di risarcimento dei danni patiti dal precario per lo sfruttamento prolungato con contratti a termine.

In buona sostanza l’ordinamento prevede che la violazione del periodo di 36 mesi per effetto della reiterata ed ingiustificata successione dei contratti a termine, purché intercorsi tra le medesime parti e per lo svolgimento delle medesime mansioni, determina il sorgere di un’obbligazione risarcitoria a carico del datore di lavoro, per un importo stabilito tra le 2.5 e le 12 mensilità.

La norma da cui prendere le mosse è rappresentata dall’art. 36 comma 2 del decreto legislativo n. 165 del 2001, il quale così recita:

Le Amministrazioni pubbliche possono stipulare contratti di lavoro subordinato a tempo determinato, contratti di formazione e lavoro e contratti di somministrazione di lavoro a tempo determinato, nonché avvalersi delle forme contrattuali flessibili … soltanto per comprovate esigenze di carattere esclusivamente temporaneo o eccezionale.

Ed ancora, il successivo comma 5 dell’art. 36 citato prevede che:

La violazione di disposizioni imperative riguardanti l’assunzione o l’impiego dei lavoratori, da parte delle pubbliche amministrazioni, non può comportare la costituzione di rapporti di lavoro a tempo indeterminato con le medesime pubbliche amministrazioni, ferma restando ogni responsabilità e sanzione. Il lavoratore interessato ha diritto al risarcimento del danno derivante dalla prestazione di lavoro in violazione di disposizioni imperative

La giurisprudenza, peraltro, ritiene che il danno subito dal lavoratore per effetto del reitero ingiustificato dei contratti a termine (è il cosiddetto “danno comunitario”), non richieda una prova particolarmente rigorosa.

Per la quantificazione di tale danno, è consentita l’applicazione analogica della disposizione contenuta all’art. 32 comma 2 della Legge n. 183 del 2010, secondo cui “nei casi di conversione del contratto a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro al risarcimento del lavoratore stabilendo un’indennità’ onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità’ dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604”.

Ricorso stabilizzazione precari: quanto costa?

Veniamo adesso alla domanda che maggiormente interessa quanti hanno intenzione di proporre un ricorso stabilizzazione precari: la questione cioè dei costi del ricorso.

Occorre anzitutto premettere che i ricorsi dinanzi al T.A.R. prevedono un “contributo unificato” di importo medio-alto, che va da € 350 fino ad € 2.000 (ed ancora di più!) nella materia degli appalti pubblici,

Nel nostro caso, fortunatamente, i ricorsi stabilizzazione precari sono assoggettati all’importo minimo del contributo unificato, nella misura dunque di euro 325,00, trattandosi di controversie relative a rapporti di lavoro; aggiungiamo inoltre che, in caso di ricorso collettivo, tale somma dovrà essere ripartita tra tutti i partecipanti allo stesso.

Per quanto concerne, invece, il corrispettivo per la prestazione professionale, può essere utile consultate la tabella dei costi giudiziali che puoi trovare qui, costruita in modo da rispettare i parametri delle tariffe forensi approvati con il D.M. n. 55 del 2014, aggiornato al D.M. n. 37 dell’8 marzo 2018.

Vi invitiamo però a prestare attenzione: il ricorso stabilizzazione precari richiede una elevata padronanza dei temi di diritto amministrativo e delle tecniche di tutela giudiziaria dinanzi ai Tribunali Amministrativi.

Se ritieni di aver subito un’ingiustizia e vuoi chiederci un parere sulla effettiva fattibilità di un ricorso stabilizzazione precari, mandaci una mail al seguente indirizzo: info@gdlex.it, o ancora scrivici su WhatsApp cliccando sull’icona che trovi sulla sinistra in basso dello schermo.

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