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Precari sanità e decreto Madia: vale il termine del 31 dicembre 2020 per la maturazione del periodo di servizio per la stabilizzazione?

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precari sanità decreto madia 31 dicembre 2020

Introduzione

Un problema piuttosto attuale in materia di stabilizzazione dei precari sanitari riguarda il termine entro il quale si può far valere l’anzianità di servizio, se cioè occorre considerare quello rappresentato dal comma 11-bis dell’art. 20 del Decreto Madia (decreto legislativo n. 75 del 25 maggio 2017), che prevede la maturazione del periodo di servizio alla data del 31 dicembre 2019, oppure quello più ampio del comma 2 lett. c) della medesima disposizione, che consente ai precari di computare il servizio svolto con contratti a termine sino al 31 dicembre 2020.

Ma procediamo con ordine.

Come noto, la stabilizzazione del personale precario – ivi compreso quello del comparto sanitario – può essere “diretta“, ai sensi del comma 1 dell’art. 20 del decreto Madia, oppure “indiretta“, ai sensi del comma 2 della medesima disposizione.

Nel primo caso l’Amministrazione, dopo aver pubblicato – nella normalità dei casi – un avviso di ricognizione delle figure in possesso dei requisiti della stabilizzazione, autorizza direttamente l’assunzione a tempo indeterminato del personale sanitario senza dover bandire un concorso pubblico. In tal caso, il precario vanta un vero e proprio diritto all’assunzione a tempo indeterminato. Ne abbiamo parlato in altre occasioni, forti dell’esperienza maturata sul campo dallo Studio Legale: https://www.gdlex.it/precari/ (ma anche qui: https://www.gdlex.it/stabilizzazione-precari/).

Nel secondo caso invece, ossia nella stabilizzazione “indiretta” disciplinata dal comma 2 dell’art. 20 del decreto Madia, l’ASL dovrà necessariamente procedere con la pubblicazione di un bando di concorso volto ad accertare la preparazione dei candidati, con la riserva di un numero di posti pari ad almeno il 50% per i precari aventi i requisiti per la stabilizzazione.

Gli anni di servizio dei precari della sanità devono essere maturati al 31 dicembre 2019?

Per il personale sanitario, oltre a quanto disposto in via generale dai commi 1 e 2 dell’art. 20 del decreto Madia, vale anche quanto specificamente previsto dal comma 11-bis del medesimo articolo, che è stato introdotto dalla legge 27 dicembre 2019 n. 160 (con l’art. 1 comma 466).

Il comma 11-bis dispone che, allo scopo di fronteggiare la grave carenza di personale e superare il precariato, nonché per garantire la continuità nell’erogazione dei livelli essenziali di assistenza, per il personale medico, tecnico-professionale e infermieristico, dirigenziale e non, del SSN, le procedure di stabilizzazione potranno essere attivate sino al 31 dicembre 2022.

La norma poi aggiunge che, ai fini della maturazione del requisito di anzianità di servizio con contratti a tempo determinato, occorre che il candidato abbia raggiunto almeno tre anni di servizio, anche non continuativi (purché negli ultimi otto anni), alla data del 31 dicembre 2019.

Quanto sopra, sia che si tratti di stabilizzazione “diretta”, a semplice domanda dell’interessato, sia che si tratti di stabilizzazione “indiretta”, sulla base di un concorso con posti riservati ai sanitari che hanno i requisiti per essere assunti a tempo indeterminato.

Sembrerebbe dunque pacifico che il personale sanitario debba aver maturato il requisito di servizio alla data del 31 dicembre 2019, e che – invece – esso non possa “sperare” nella data più ampia del del 31 dicembre 2020, prevista in generale per tutte le altre categorie di precari dal comma 1 dell’art. 20 del decreto Madia.

Ma così non è: vediamo infatti quali sono le conseguenze aberranti di tale interpretazione.

La illegittimità della scelta di limitare il periodo di servizio dei precari sanitari al 31 dicembre 2019.

La diatriba – vale il servizio già maturato al 31 dicembre 2019 o posso far valere il servizio “da maturare” fino al 31 dicembre 2020? – nasce da un confuso coordinamento normativo operato dal legislatore nazionale.

Deve ricordarsi, infatti, che il comma 11-bis è stato innestato nel corpo dell’art. 20 dalla legge n. 160 del 27 dicembre 2019 (cosiddetta Legge di Bilancio per il 2020).

Tale norma, in effetti, nella sua impostazione originaria era coerente con l’intendimento ivi espresso di favorire la riduzione del precariato in ambito sanitario.

Ciò in quanto, quando fu introdotto il comma 11-bis, il termine del 31 dicembre 2019 rappresentava effettivamente un allargamento del periodo temporale utile per la maturazione del servizio svolto con contratti a termine, dal momento che il primo comma dell’art. 20, per le stabilizzazioni “dirette” dei precari “esterni” all’ambito sanitario, continuava a prevedere il termine del 31 dicembre 2017.

Ed è questo il motivo per cui tale risultato è stato visto con gran favore anche dalle rappresentanze sindacali.

Sennonché, è accaduto che con il cosiddetto decreto milleproroghe (decreto legge n. 162 del 30 dicembre 2019, convertito con legge n. 8 del 28 febbraio 2020), il termine del 31 dicembre 2017, che abbiamo visto applicarsi ai precari in generale, è stato a sua volta esteso al 31 dicembre 2020, creando una confusione di non poco conto e di fatto danneggiando tutti i precari sanitari che, per effetto del combinato disposto del comma 11-bis e del comma 1 “novellato”, ora sembrerebbero non vedersi riconosciuto il periodo di servizio maturato sino al 31 dicembre 2020.

L’interpretazione del Dipartimento della Funzione Pubblica

Il Dipartimento della Funzione Pubblica presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, è stato investito della questione suesposta.

Esso dunque, con una circolare interpretativa recente, che è stata adottata a seguito di una richiesta interpretativa avanzata da un’azienda ospedaliera, ha puntualizzato che la disposizione del comma 11-bis dell’art. 20 della Legge Madia introdurrebbe una norma di carattere speciale, diretta a disciplinare la stabilizzazione del personale medico, tecnico-professionale e infermieristico, dirigenziale e non, del Servizio Sanitario Nazionale.

Pertanto, tra la norma di carattere “generale” dell’art. 20 comma 1, prevista per i precari che non appartengono al comparto sanitario – i quali dunque possono confidare nella maturazione del servizio sino al 31 dicembre 2020 – e la norma di carattere “speciale” del comma 11-bis, specificamente ritagliata per i precari della sanità – i quali, di converso, possono fare affidamento solo sul servizio svolto sino al 31 dicembre 2019 – sarebbe quest’ultima disposizione a prevalere.

La circolare è però intrinsecamente contraddittoria e si auspica che venga presto superata.

Essa infatti, da un lato dà applicazione ad un criterio interpretativo di soluzione dell’antinomia creatasi tra il comma 11-bis e il comma 1 dell’art. 20 del decreto Madia (norma speciale successiva/norma generale precedente), assegnando appunto la prevalenza alla norma di carattere speciale, e dall’altro ritiene paradossalmente che “la problematica non può essere risolta in via interpretativa, essendo necessario un apposito intervento normativo“.

La stessa Funzione Pubblica, d’altra parte, ammette che la soluzione così prospettata, nell’assegnare rilevanza al solo servizio maturato dagli stabilizzandi sanitari al 31 dicembre 2019, sembrerebbe confliggere con la finalità ultima della norma introdotta con il comma 11-bis, che è appunto quella di allargare, e non sacrificare, la platea degli aventi diritto alla stabilizzazione.

E’ possibile fare un ricorso per far valere il requisito maturato al 31 dicembre 2020?

La risposta al quesito è senz’altro affermativa; vi è anzi da dire che, fintantoché il legislatore non porrà mano al dissidio interpretativo, le ASL delle varie Regioni italiane potranno sostanzialmente comportarsi in maniera autonoma, di volta in volta ritenendo prevalente il comma 11-bis (servizio maturato al 31 dic. 2019) o il comma 1 (servizio da maturare al 31 dic. 2020).

E dunque soltanto un Giudice potrà fornire una corretta soluzione al problema prospettato.

Nel merito, vi sono validi argomenti giuridici per ritenere che il comma 1 dell’art. 20, nella parte in cui assegna rilevanza anche al servizio maturato sino al 31.12.2020 (ossia, i fatidici tre anni di servizio svolto con contratti a termine, negli ultimi otto anni), si applichi anche al personale sanitario.

Su tutti vale il principio di eguaglianza scolpito all’art. 3 della Costituzione: sarebbe ingiustificato, infatti, autorizzare la stabilizzazione dei precari (non della sanità) che maturano il servizio utile sino al 31.12.2020 ed escluderlo invece proprio per i precari sanitari, che con l’introduzione del comma 11-bis dovrebbe essere invece tutelati con una speciale attenzione, secondo la finalità dichiarata dalla stessa norma.

D’altra parte, non poche sono le amministrazioni sanitarie che, nel procedere con le stabilizzazioni dirette dei precari sanitari, hanno deciso di considerare come rilevante il termine del comma 1 dell’art. 20 (31 dic. 2020) e non quello pregiudizievole del comma 11-bis (31 dic. 2019).

Ciò a conferma della correttezza della soluzione interpretativa che, contrariamente a quanto rilevato dal Dipartimento della Funzione Pubblica, assegna la prevalenza alla norma generale del comma 1 valevole per tutti i precari, e dunque anche per quelli appartenenti al mondo sanitario.

Recentemente, peraltro, un’Amministrazione sanitaria, proponendo una soluzione “intermedia”, in un Avviso per la stabilizzazione pubblicato recentemente afferma che il personale che dovesse maturare il requisito dei tre anni, anche in considerazione del servizio prestato nel periodo dal 01.01.2020 alla data di scadenza dell’avviso, potrà comunque presentare la domanda.

In tal caso, si aggiunge che la candidatura potrà essere oggetto di stabilizzazione solo qualora dovessero intervenire delle disposizioni normative che allineino il termine specificamente previsto dal comma 11-bis per il personale del SSN (31 dic. 2019) a quello di cui al comma 1 dell’art. 20 comma 1 lett. c) (31 dic. 2020), con la precisazione che – in tal caso – gli ultimi otto anni sono conteggiati a ritroso dalla data di scadenza dell’Avviso.

Come fare dunque per far valere i vostri diritti?

In primo luogo, se l’Amministrazione pubblica un Avviso di ricognizione in cui limita la partecipazione ai soli precari che hanno maturato i tre anni di servizio al 31 dicembre 2019, il candidato – ove possibile – avrà cura in ogni caso di presentare la candidatura, anche laddove dovesse maturare il servizio al 31 dic. 2020;

Se il candidato viene escluso dalla procedura, occorrerà procedere con l’impugnazione di tale provvedimento dinanzi al competente Organo Giurisdizionale (Giudice del Lavoro o, a seconda dei casi, Giudice Amministrativo), cautelativamente nel termine di sessanta giorni dalla data di comunicazione del provvedimento (se avvenuta individualmente, anche tramite e-mail, oppure con provvedimento pubblicato sul sito web dell’ente, ed a partire dalla data di pubblicazione in tal caso);

A seconda dei casi, potrebbe però essere conveniente impugnare direttamente l’Avviso pubblico di ricognizione, ove la maturazione degli anni di servizio sia limitata al 31 diembre 2019.

Per qualsiasi informazione o per richieste di chiarimenti, anche in merito alla proposizione dei ricorsi, potere contattare i Professionisti del nostro Studio ai numeri riportati nella sezione Contatti.

Avv. Lorenzo De Gregoriis, Ph.d.

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