27.042020
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Si può tornare a fare sport? E quali modalità sono ammesse?

Articolo scritto da in News
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Con il DPCM pubblicato ieri 26 aprile 2020, il Governo ha varato le nuove misure per la riapertura dell’Italia nella cosiddetta fase 2.
Cerchiamo ora di indagare un tema che sta a cuore a milioni di italiani, ossia la possibilità di fare sport.
Il decreto infatti non brilla per chiarezza sul punto.
Il nostro Studio Legale ha cercato di analizzare il quadro normativo con l’intenzione di dare qualche certezza in più.

A cura dell’Avv. Lorenzo De Gregoriis, Ph.D.

Attività sportiva per finalità ludiche e non professionali

Per comprendere se è possibile o meno fare sport all’aperto bisogna partire da quanto previsto al comma 1, lett. f) dell’art. 1 (titolato “misure urgenti di contenimento del contagio sull’intero territorio nazionale”), che è rivolto alla disciplina delle attività sportive a carattere ludico e non esercitate da professionisti.

Tale norma prevede infatti che “non è consentito svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto; è consentito svolgere individualmente, ovvero con accompagnatore per i minori o le persone non completamente autosufficienti, attività sportiva o attività motoria, purché comunque nel rispetto della distanza di sicurezza interpersonale di almeno due metri per l’attività sportiva e di almeno un metro per ogni altra attività”.

Una interpretazione del testo meramente letterale sembrerebbe far ritenere che le attività sportive, pur nel rispetto delle distanza interpersonali ed in forma individuale, non possano essere condotte all’aperto. Il che naturalmente sarebbe contrario alla finalità della stessa norma, che intende porre delle misure per tutelare l’integrità psico-fisica degli italiani, già duramente provata dal periodo di lockdown forzoso.

La norma, più ragionevolmente, nel distinguere – seppure in maniera non del tutto chiara – le attività ludiche e ricreative, dalle attività sportive o motorie, ha inteso arginare il rischio di aggregamenti all’aperto per lo svolgimento di sport di squadra o di giochi di gruppo, senza naturalmente impedire la pratica all’aperto di sport “individuali”, come ad esempio la corsa.

La norma, infine, distingue la attività sportiva propriamente detta dalla attività motoria: per la prima vale l’obbligo del rispetto della distanza di due metri, per la seconda – invece – la distanza è ridotta ad un metro.

In quest’ultima attività, deve ritenersi, si possono far rientrare le passeggiate all’aria aperta, le quali di norma dovranno essere effettuate in solitaria; salvo che non si accompagnino i propri figli minorenni o persone non completamente autosufficienti, come ad es. un nonno o un genitore anziano.

Ovviamente, non è neppure il caso di sottolinearlo, sarà possibile effettuare escursioni in montagna o sessioni di trekking solo in solitaria, mai in gruppo.

Quindi sì alla corsa o alla passeggiata “solitaria” all’aperto, no ai giochi di gruppo.

Un’ultima precisazione importante.

Ammettere la possibilità di fare trekking o escursioni in montagna non implica anche che si è autorizzati, per ciò solo, ad usare l’automobile per recarsi nei luoghi di montagna: gli spostamenti consentiti sono infatti sempre e solo quelli dovuti a motivi di lavoro o per acquistare alimenti o farmaci.

Tali attività, dunque, potranno essere svolte solo da quanti si trovino nelle immediate vicinanze di percorsi escursionistici, facilmente raggiungibili a piedi, e sempre all’interno del medesimo Comune di residenza.

Attività sportiva per finalità professionali

Discorso a parte deve svolgersi per lo sport professionale.

La norma da considerare, in tal caso, è rappresentata dal comma 1 art. 1 lett. f), che proroga la sospensione degli eventi e delle competizioni sportive di ogni ordine e disciplina.

La disposizione afferma inoltre che “alla scopo di consentire la graduale ripresa delle attività sportive … le sessioni di allenamento degli atleti, professionisti e non professionisti … sono consentite, nel rispetto delle norme di distanziamento sociale e senza alcun assembramento, a porte chiuse, per gli atleti di discipline sportive individuali”.

Ciò significa che gli atleti di discipline individuali, oltre naturalmente a potersi allenare all’aperto in maniera non dissimile dal resto degli italiani, potranno accedere alle strutture sportive per effettuare delle sessioni di allenamento, purché a “porte chiuse” e con il consueto rispetto del distanziamento sociale.

In quest’ultimo caso, peraltro, il decreto prevede l’adozione di linee guida, a cura dell’Ufficio per lo Sport della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Nel silenzio della norma, è da ritenersi che le sessioni sportive di allenamento per sport di squadra non possano essere praticate collettivamente e a porte chiuse.

I calciatori, volendo fare un esempio, potranno allenarsi da soli e a porte chiuse, ma evitando assembramenti e rispettando dunque la distanza di sicurezza.

La lettera i) dell’art. 1, infine, perpetua la sospensione delle manifestazioni organizzate per finalità sportive.

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