14.022016
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Procedimenti di autorizzazione alla installazione di impianti radioelettrici e rispetto delle norme sulle distanze previste per le costruzioni

Articolo scritto da in Diritto dell'ambiente, News
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Con una recentissima pronuncia il TAR Campania, Napoli, Sez. VII n. 1146 del 3 marzo 2016 si è pronunciato sulla delicata materia della installazione degli impianti di comunicazione radiotelevisiva e della compatibilità dell’opera con i regolamenti comunali, con particolare riferimento alle distanze da rispettare per la costruzione delle opere.
Il fulcro centrale della motivazione del giudice risiede nella qualificazione giuridica degli impianti di telecomunicazione. Detti impianti infatti, osserva il Tar Napoli, sono assimiliati alle opere di urbanizzazione primaria, secondo quanto dispone l’art. 86 comma 3 del D.Lgs. 1 agosto 2003, n. 259 (Codice delle Comunicazioni elettroniche), secondo cui «le infrastrutture di reti pubbliche di comunicazione, di cui agli articoli 87 e 88, e le opere di infrastrutturazione delle reti di comunicazione elettronica ad alta velocità in fibra ottica in grado di fornire servizi di accesso a banda ultralarga, effettuate anche all’interno di edifici sono assimilate ad ogni effetto alle opere di urbanizzazione primaria di cui all’articolo 16, comma 7, del decreto del Presidente della Repubblica 6 giugno 2001, n. 380, pur restando di proprietà dei rispettivi operatori, e ad esse si applica la normativa vigente in materia».
Afferma dunque il Tar che «trattandosi dunque di impianto di pubblica utilità privo di annesse e significative opere edilizie il Collegio ritiene, in accordo con l’indirizzo prevalente della giurisprudenza, che non sia applicabile la normativa sulle distanze previste per i comuni manufatti edilizi».
La sentenza si riallaccia alla giurisprudenza prevalente che ha riconosciuto, nella materia de qua, un divieto dei Comuni di «introdurre un divieto generalizzato di installazione delle stazioni radio base, né di introdurre misure che, pur essendo di natura tipicamente urbanistica (distanze, altezze, quote, ecc.), non siano funzionali al governo del territorio, quanto piuttosto alla tutela dai rischi dell’elettromagnetismo» (TAR Campania, Salerno, Sez. I, 6 luglio 2015, n. 1492; ma anche TAR Sicilia Palermo, Sez. II, 9 giugno 2015, n. 1376; Tra Calabria, Reggio Calabria, 29 maggio 2015).
Da tali pronunce si ricava dunque la tendenza dei giudici amministrativi a censurare l’uso distorto degli strumenti di natura edilizio-urbanistica per perseguire finalità di tutela della salute dei cittadini dai rischi dell’elettromagnetismo, in deroga alla fissazione dei limiti di esposizione prestabiliti dalla normativa.

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