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La CILA tra natura privatistica e potere di controllo dell’amministrazione: nota a margine della recente sentenza del T.A.R. Catanzaro, 29 novembre 2018 n. 2052

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La comunicazione di inizio lavori asseverata (c.d. CILA), è un istituto del diritto edilizio disciplinato dall’art. 6 bis del DPR n. 380/2001 (Testo Unico Edilizia).

Il Consiglio di Stato, nel recente parere n. 1784 del 4/08/2016 qualifica la CILA come “un istituto intermedio tra l’attività edilizia libera e la s.c.i.a.”. Essa, infatti, ha carattere residuale poiché applicabile agli interventi non riconducibili tra quelli elencati nell’art. 6, 10 e 22 (DPR. N. 380/2001) e riguardanti rispettivamente, l’edilizia libera, le opere subordinate, il permesso di costruire e le iniziative edilizie sottoposte a s.c.i.a..

Nel parere inoltre si afferma che l’attività assoggettata a CILA è libera, non sottoposta ad un controllo sistematico; essa infatti “deve essere soltanto conosciuta dall’amministrazione affinché essa possa verificare che effettivamente le opere progettate importano un impatto modesto sul territorio”. Ne consegue che l’amministrazione dispone di un potere sanzionatorio, riguardo, ad esempio, la mancanza della CILA o la sua incompletezza o irregolarità.

Quanto sopra premesso, una recente pronuncia del TAR Catanzaro (sentenza 29 novembre 2018, n. 2052) ha chiarito la natura giuridica della CILA, ritenuta un atto avente natura privatistica, come tale non suscettibile di autonoma impugnazione innanzi al giudice amministrativo (si veda anche, nel medesimo senso, già TAR Catania, Sez. I, 16/07/2018 n. 1497).

Nel caso in esame, un privato aveva impugnato innanzi al TAR calabrese, domandandone la nullità, il provvedimento con il quale un’amministrazione comunale aveva rigettato la CILA, rilevando come nessuna norma dell’ordinamento edilizio ed urbanistico tipizzasse un potere di “rigetto” dell’istanza analogo a quello esercitato in concreto dall’Amministrazione.

Il Collegio accoglie il ricorso giungendo alla conclusione per cui la CILA inoltrata dal privato alla p.a. non può essere oggetto di una valutazione in termini di ammissibilità o meno dell’intervento da parte dell’amministrazione comunale,  e precisando altresì come a quest’ultima non sia tuttavia precluso il potere di controllare la conformità dell’immobile oggetto di CILA alle prescrizioni vigenti in materia.

Nelle conclusioni il TAR dunque afferma che “l’avversato provvedimento di diniego della CILA, adottato dalla resistente amministrazione, è nullo ai sensi dell’art. 21-septies, L. n. 241/1990, poiché espressivo di un potere non tipizzato nell’art. 6-bis DPR n. 380/2011, salva e impregiudicata l’attività di vigilanza contro gli abusi e l’esercizio della correlata potestà repressiva dell’Ente territoriale”.

Potete scaricare il testo integrale della sentenza T.A.R. Calabria, Catanzaro, Sez. II, 28 novembre 2018 n. 2052 qui:

clicca qui per scaricare la sentenza


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