20.042016
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I buoni postali fruttiferi e la variazione unilaterale dei tassi di interesse: possibili i rimborsi

Articolo scritto da in Diritto civile, News
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buoni postaliSintesi: si può agire in giudizio contro le Poste Italiane per ottenere il rimborso dei maggiori tassi di interesse ma la valutazione va fatta caso per caso, a seconda che la modifica dei saggi sia stata disposta da un Decreto ministeriale anteriore o successivo alla sottoscrizione del buono postale, ed a seconda dell’intervenuta comunicazione o meno delle variazioni del saggio di interesse.


1. Introduzione

In materia di buoni fruttiferi postali (BFP) è noto come in molti casi i risparmiatori si sono visti rimborsare i titoli alla scadenza (normalmente, al trentesimo anno dalla sottoscrizione) ad un prezzo decisamente inferiore, finanche della metà, rispetto a quello “promesso” dal buono al momento dell’acquisto.
Si fa riferimento, per lo più, a buoni acquistati negli anni ’80, ed anche prima, che hanno iniziato a scadere negli anni successivi al 2000.
È legittimo tale decremento dei tassi? Quali mezzi legali si possono attivare per tutelare le proprie ragioni? È possibile citare in giudizio le Poste italiane per ottenere il rimborso dei buoni postali in base al tasso di interesse originariamente programmato?

2, Evoluzione normativa

Iniziamo col fare un po di chiarezza.
La normativa di riferimento dei buoni postali fruttiferi è contenuta agli artt. 171-182 del c.d. Testo Unico Postale (d.P.R. 29 marzo 1973, n. 156, recante “approvazione del testo unico delle disposizioni legislative in materia postale, di bancoposta e di telecomunicazioni”).
Tali disposizioni sono state più volte modificate nel corso degli anni ma, ai limitati fini del nostro discorso, la norma che più di altre merita attenzione è rappresentata dall’art. 173.
La versione originaria della norma così disponeva: “gli interessi vengono corrisposti a seconda della tabella riportata a tergo dei buoni. Le variazioni del saggio d’interesse sono disposte con decreto del Ministro per il tesoro da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale; esse hanno effetto soltanto per i buoni emessi dal giorno dell’entrata in vigore del decreto stesso, e non per quelli emessi anteriormente, per i quali continuano ad applicarsi le tabelle d’interesse esistenti a tergo dei medesimi”.
Tale norma costituiva una chiara esplicazione del principio di irretroattività che governa le leggi e gli atti ad essa equiparati, come esplicitato anche dall’art. 11 delle preleggi al cod. civ., secondo cui “la legge non dispone che per l’avvenire: essa non ha effetto retroattivo”.
Tale norma ci dice due cose, in buona sostanza: (a) che il Ministero del tesoro è autorizzato dalla legge a variare i tassi di interesse dei buoni; (b) che tali variazioni non possono in ogni caso essere applicate retroattivamente ai buoni già emessi alla data di entrata in vigore del Decreto che dispone tali variazioni.
La disposizione in esame è stata tuttavia modificata poco più di un anno dopo dalla sua entrata in vigore, con il Decreto-legge 30 settembre 1974, n. 460. L’art. 1 di tale d.l., infatti, ha sostituito in toto l’art. 173 così disponendo: “Le variazioni del saggio d’interesse dei buoni postali fruttiferi sono disposte con decreto del Ministro per il tesoro, di concerto con il Ministro per le poste e le telecomunicazioni, da pubblicarsi nella Gazzetta Ufficiale; esse hanno effetto per i buoni di nuova serie, emessi dalla data di entrata in vigore del decreto stesso, e possono essere estese ad una o piu’ delle precedenti serie” (primo comma). Il secondo comma prevede poi che “ai soli fini del calcolo degli interessi, i buoni delle precedenti serie (…) si considerano come rimborsati e convertiti in titoli della nuova serie e il relativo computo degli interessi è effettuato sul montante maturato (…) alla data di entrata in vigore del decreto previsto nel presente articolo”.
L’ultimo comma dell’art. 173, modificato con d.l. n. 460/1974, prevede infine che “gli interessi vengono corrisposti sulla base della tabella riportata a tergo dei buoni; tale tabella, per i titoli i cui tassi siano stati modificati dopo la loro emissione, è integrata con quella che è a disposizione dei titolari dei buoni stessi presso gli uffici postali”.
Il nuovo art. 173 del T.U. Postale, in definitiva, autorizza la modifica retroattiva dei tassi di interesse. Ciò significa che del tutto legittimamente un buono postale può essere rimborsato alla sua scadenza in base al tasso di interesse stabilito da un decreto ministeriale adottato successivamente alla sua sottoscrizione.
Certamente si tratta di una vistosa anomalia dell’ordinamento, al punto che il Tribunale di Napoli, con ordinanza del 16 luglio 1999, ha sollevato una questione di legittimità costituzionale dell’art. 173 (come modif. dal d.l. n. 460/1974) in base agli articoli 3, 43, 47 e 97 della Costituzione, nella parte in cui consente la estensione della intervenuta variazione del saggio di interesse anche alle serie dei buoni postali fruttiferi precedentemente emesse, senza che di tale variazione vi sia previsione e sottoscrizione per accettazione del titolare dei buoni e senza che la intervenuta variazione del saggio di interesse sia stata comunicata al domicilio del titolare dei buoni per consentirgli il tempestivo esercizio del diritto di recesso (cfr. la sentenza emessa dal Trib. Benevento, 22 gennaio 2008, Poste Italiane S.p.a. c. Ve.Do. e altri, per un riepilogo della questione).
Sennonchè è accaduto che appena quattordici giorni dopo l’adozione dell’ordinanza, e la conseguente rimessione della questione alla Corte, l’art. 173 è stato definitivamente abrogato dall’art. 7 comma 3 del D.Lgs. 30 luglio 1999, n. 284 (recante “riordino della cassa depositi e prestiti”). Dispone tale norma infatti che “sono abrogate, a decorrere dalla data di entrata in vigore dei decreti che stabiliscono nuove caratteristiche dei libretti di risparmio postale e dei buoni fruttiferi postali, le disposizioni recate dai capi V e VI, titolo I, libro III del decreto del Presidente della Repubblica 29 marzo 1973, n. 156 e relative norme di esecuzione. I rapporti già in essere alla data di entrata in vigore dei medesimi decreti continuano ad essere regolati dalle norme anteriori”.
Con la modifica normativa del 1999 è accaduto dunque che (a) l’art. 173 è stato definitivamente abrogato “per il futuro”; (b) l’art. 173 continua in ogni caso ad applicarsi per tutti i rapporti ancora in essere alla data di entrata in vigore dei “nuovi” decreti sui buoni postali (cd. ultrattività della norma); (c) l’art. 173 non si applica invece ai rapporti “esauriti”, ossia conclusi, al momento della disposta abrogazione; (d) poichè la questione rimessa alla Corte Costituzionale riguardava proprio quest’ultimo caso, la Corte ha pronunciato l’inammissibilità della questione medesima.

3. La sentenza della Cass. Civ. S.U. del 15 giugno 2007 n. 13979: si al rimborso, ma a certe condizioni

La sentenza della Cassazione Civile n. 13979/2007 è importante perchè mette chiarezza sulla vicenda, aprendo di fatto la via per azioni giudiziarie contro le Poste italiane soltanto al ricorrere di determinate circostanze.
Bisogna infatti distinguere due ipotesi.
Una prima ipotesi riguarda il caso in cui i tassi di interesse siano stati modificati con un Decreto ministeriale che era già in vigore al momento della sottoscrizione del buono postale da parte del risparmiatore.
Un esempio concreto ci aiuterà a capire. Tizio ha acquistato dei buoni della serie “O” a fine giugno 1984. Tali buoni sono stati introdotti con il D.M. 15 giugno 1981. Ebbene, quando Tizio ha acquistato i buoni della serie “O” il tasso di interesse loro applicabile non era più quello originariamente previsto dal Decreto di emissione, ma era già stato modificato, in senso peggiorativo, dal D.M. 16 giugno 1984 (che ha introdotto la nuova serie “P” e modificato la precedente serie “O” in “P/O”).
In tal caso, il D.M. 16 giugno 1984 prevedeva espressamente che sui buoni della serie “O” dovessero essere “apposti, a cura degli uffici postali, due bolli: uno sulla parte anteriore, con la dicitura “Serie P/O”, l’altro, sul retro, recante la misura dei nuovi tassi” (art. 5).
In tal modo, dunque, il risparmiatore è reso edotto dell’intervenuta modifica dei tassi di interesse e non viene pertanto “colto di sorpresa”. Di converso, qualora sui titoli non sia apposto il “nuovo” saggio di interesse nel frattempo regolato da un D.M. sopravvenuto, allora i risparmiatori possono chiedere la restituzione della differenza tra il saggio “promesso” dai titoli (più alto) e quello effettivamente praticato in base alla nuova normativa (più basso).
Proprio tale fattispecie è stata decisa dalla Corte di Cassazione.
Il caso riguardava infatti un privato che, avendo sottoscritto dei buoni della serie “AA” nel giugno 1986, con la “promessa” (scritta a chiare lettere nei titoli) della triplicazione del capitale dopo otto anni, aveva subito un’azione legale delle Poste per la restituzione di una parte della somma già riscossa, sostenendo che il tasso di interesse era in realtà variato (in senso peggiorativo) per effetto di un Decreto ministeriale adottato il 16 giugno 1984 (ossia, due anni prima della sottoscrizione dei richiamati buoni).
Cosa dice la Cassazione al riguardo?
Dice in buona sostanza che le Poste devono rimborsare ai risparmiatori il tasso indicato nel buono postale, anche se il saggio di interesse era già stato modificato al ribasso da un decreto ministeriale precedente alla sottoscrizione. Detto in altri termini: se tu Poste italiane applichi un nuovo tasso di interesse ai buoni, perchè così dispone un Decreto ministeriale, devi in ogni caso comunicarmelo; se non lo fai, sei tenuta a restituirmi il tasso originariamente previsto dal buono che mi hai fatto firmare.
Ed infatti, nelle parole della Cassazione, si osserva che non si è autorizzati a “svalutare totalmente la rilevanza delle diciture riportate sui buoni stessi anche quando – come accaduto nella fattispecie in esame – in corso di rapporto non è intervenuto alcun nuovo decreto ministeriale concernente il tasso degli interessi e nessuna modificazione si è quindi prodotta rispetto alla situazione esistente al momento della sottoscrizione dei titoli”.
La Corte aggiunge infine che “la funzione stessa dei buoni postali, destinati ad essere emessi in serie, per rispondere a richieste di un numero indeterminato di risparmiatori, non tollererebbe un’interpretazione diversa: la quale, ponendo a carico dei sottoscrittori le conseguenze di un errore imputabile all’amministrazione e facendo sì che debba esser poi il medesimo sottoscrittore ad assumere l’onere di agire per l’eventuale risarcimento, per ciò stesso finirebbe per compromettere (o almeno per indebolire grandemente) le esigenze di tutela del risparmio diffuso cui si ispirano le norme sopra richiamate. Norme che – come si è visto – espressamente impongono di riportare sui titoli i dati reputati essenziali all’informazione del sottoscrittore, affinchè egli possa compiutamente valutare i profili di convenienza e di rischio connessi al suo investimento, ma che verrebbero paradossalmente a porre le premesse di un’informazione fuorviante, ove si ammettesse che le condizioni alle quali l’amministrazione postale si obbliga possano essere invece, sin da principio, diverse da quelle espressamente rese note al risparmiatore all’atto stesso della sottoscrizione del buono” (ma vedi anche, nella giurisprudenza di merito, la sentenza del Trib. Roma, Sez. III, 22 febbraio 2013).

4.. Seconda ipotesi: rimborso tendenzialmente negato per le variazioni al tasso di interesse successive all’adozione del D.M.

Ben diversa è l’ipotesi in cui il tasso di interesse applicabile al buono postale sia stato modificato da un Decreto successivo alla data di sottoscrizione del buono.
Facciamo un esempio. In data 16 giugno 1981 Tizio ha acquistato dei buoni della serie “O” al tasso di interesse per essi stabilito dal D.M. 15 giugno 1981. Successivamente il saggio d’interesse dei buoni della serie “O” ha subito un decremento per effetto dell’adozione del D.M. 16 giugno 1984.
In tal caso, l’art. 173 c. 2 del T.U. Postale, norma ancora applicabile ratione temporis al caso, autorizza le modifiche sopravvenute al tasso di interesse a condizione che la tabella degli interessi riportata sui buoni sia integrata con quella “a disposizione dei titolari dei buoni stessi presso gli uffici postali”.
Ciò significa, in buona sostanza, che il risparmiatore in tali casi debba (purtroppo) subire la diminuizione dei tassi a suo sfavore, perchè tale conclusione è disposta dalla stessa legge, a patto che le Poste italiane comunichino i nuovi tassi di interesse in maniera invero generale e mediante la predisposizione (deve ritenersi) di note informative affisse nei locali degli uffici postali.
A tal proposito la sopra ricordata sentenza Cass. Civ. S.U. n. 13979/2007 ha avuto modo di affermare come “per i buoni postali fruttiferi, ai fini dell’interesse, conta la dicitura riportata dal titolo: se in corso di rapporto non interviene un decreto che ritocca il tasso, è escluso che possa proporsi alcuna modificazione alla situazione esistente al momento della sottoscrizione da parte del risparmiatore; un eventuale provvedimento ministeriale che dovesse sopravvenire all’emissione del titolo, invece, determina una variazione dei diritti spettanti ai sottoscrittori”.
La giurisprudenza di merito è pienamente in linea con tale impostazione. Si è detto infatti che “I buoni postali fruttiferi disciplinati dal D.P.R. n. 156 del 1973 non sono titoli di credito, bensì meri titoli di legittimazione; di talché rispetto al tenore letterale delle indicazioni riportate degli anzidetti titoli, in punto di determinazione degli interessi, deve attribuirsi prevalenza alle successive determinazioni ministeriali in tema di interessi, ai sensi dell’art. 173, D.P.R. n. 156 citato, come successivamente modificato” (sentenza App. Palermo, Sez. III, 8 marzo 2016).
Tale sentenza afferma peraltro che “la prevista pubblicazione dei decreti ministeriali sulla Gazzetta Ufficiale e la tabella con i nuovi tassi di interesse messa a disposizione presso gli uffici postali, erano sufficienti a garantire la conoscenza, e comunque la conoscibilità, delle nuove condizioni da parte del risparmiatore diligente”.
Ancora nel medesimo senso si vedano le sentenze emesse dal Trib. Ascoli Piceno, 17 luglio 2010 e dal Trib. Benevento, 22 gennaio 2008, Trib. L’Aquila, 26 maggio 2010.

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